Ascolta "Violenza sulle donne: come riconoscerla e come tutelarsi" su Spreaker.
E' "violenza contro le donne" ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.
Così recita l'art 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza sulle donne. La Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite con Risoluzione n° 54/143 del 17 dicembre 1999.
Perchè si è scelto il 25 novembre?
È stata scelta questa data per ricordare la vita, l’attivismo e il coraggio di 3 sorelle: Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, soprannominate “mariposas”, che in spagnolo significa “farfalle”, le quali sono nate e cresciute in Repubblica Dominicana tra gli anni ’20 e gli anni ’60 dello scorso secolo, quando il Paese era sotto la dittatura (1930-1961) del generale Rafael Trujillo.
Le sorelle Mirabal in quegli anni furono molto attive dal punto di vista politico, attraverso soprattutto azioni di denuncia degli orrori e dei crimini del regime.
Per queste ragioni, furono perseguitate e, nella giornata del 25 novembre 1960, le tre sorelle vennero torturate ed uccise da alcuni sicari del dittatore.
Dietro a queste morti si scatenò molta indignazione sia nel Paese che all’estero: quasi nessuno credette, infatti, che la loro morte fosse accidentale, ma furono chiare a tutti/e, fin da subito, le ragioni che c’erano dietro a questo atto.
Per questo motivo, venne posta attenzione, oltre che sugli orrori commessi dal regime dominicano, anche sulla cultura machista che c’era dietro tante azioni, tra cui l’uccisione delle sorelle Mirabal; cultura che, chiaramente, non poteva tollerare e riconoscere alle donne la presa di posizione e il loro attivismo pubblico e ancor di più politico.
Come si manifesta la violenza sulle donne?
Le forme più comuni di violenza sono:
Violenza fisica: la forma più evidente, caratterizzata da aggressioni fisiche con o senza lesioni visibili.
Violenza psicologica: è tra le più diffuse ma spesso la più nascosta, perché non lascia segni visibili. Consiste in manipolazioni emotive o aggressioni verbali che minano la stabilità mentale della donna. Si manifesta attraverso: umiliazioni e insulti ripetuti; minacce verbali e intimidazioni; isolamento sociale forzato; controllo ossessivo su ogni scelta quotidiana.
Violenza sessuale: costrizione a rapporti o atti sessuali non voluti.
Violenza economica: si manifesta quando una donna viene privata o limitata nel suo accesso alle risorse economiche in diversi modi: controllo totale del denaro da parte del partner; impedire alla donna di lavorare o studiare; escludere la vittima dalla gestione del patrimonio familiare; concedere soldi “a piacere” come strumento di ricatto.
Violenza digitale: riguarda ogni forma di abuso esercitato attraverso canali informatici. Si manifesta attraverso: diffusione non consensuale di immagini intime (revenge porn); controllo tramite app di localizzazione o spyware; molestie via messaggi, social media o email; minacce, umiliazioni o ricatti online.
Queste modalità possono coesistere, rendendo la situazione ancora più complessa da affrontare
Il ciclo della violenza
Fase 1. Crescita della tensione
In questa fase, il partner può essere estremante critico, irascibile ed esigente. La donna prova a tenere sotto controllo la situazione tentando di calmare il partner o evitando di dire o mettere in atto azioni che potrebbero sollecitare la sua ira. Questo potrebbe già essere il momento giusto per chiedere un aiuto esterno.
Fase 2. Esplosione della violenza
Il partner abusante perde il controllo e mette in atto il comportamento violento. L’azione può cominciare con insulti e minacce alle quali può seguire la violenza fisica: spinte e quant’altro. Infine, in seguito all’esplosione della rabbia, è possibile che provi una sensazione di rilascio della tensione dalla quale può divenire dipendente.
Questo meccanismo rafforza il ripetersi del comportamento violento. La donna in questa fase si sente completamente impotente nel porre in essere dei tentativi di de-escalation e potrebbe decidere di non reagire per paura.
Dopo l’iniziale shock, può sentirsi responsabile della reazione violenta, ed è possibile che neghi l’accaduto o minimizzi la sua gravità, rifiutandosi di rivolgersi alle autorità competenti per denunciare la violenza e i maltrattamenti o ritirando la denuncia qualora fosse partita.
Fase 3. La luna di miele
Questa fase si divide in due sottofasi:
a) Colpa e Scuse. Dopo l’episodio di violenza, l’abusante potrebbe inizialmente sentirsi in colpa e chiedere scusa per il suo comportamento. In realtà è molto più preoccupato per se stesso e per la sua immagine. Potrà essere comunque amorevole, attento e potrebbe mostrare rimorso per la sua azione, potrebbe chiedere perdono e promettere di non farlo mai più, magari di andare in terapia e di fare di tutto per cambiare affinché la donna non si separi da lui, minacciando talvolta anche il suicidio.
b) Scarico di responsabilità. è molto comune che l’abusante si presenti con fiori o doni che sancirebbero il miglioramento avvenuto. Inoltre accade spesso che giustifichi la sua reazione attribuendo la responsabilità del suo comportamento alla donna che in qualche modo l’avrebbe provocato. Durante questa fase, la vittima spesso vede il proprio compagno come solo, bisognoso, disperato e ritiene di essere l’unica che può aiutarlo e salvarlo.
Ogni qualvolta il ciclo della violenza si ripete, questo crea nella vittima ciò che si chiama “impotenza appresa”, ossia la vittima apprende che qualsiasi cosa faccia non potrà evitare gli abusi. Pertanto subirà passivamente le violenze sentendosi ormai arresa e impotente.
Questo fa sì che la vittima non chieda aiuto alla rete di supporto sociale, ma piuttosto mantenga le dinamiche d’abuso.
Cosa posso fare? I rimedi penali e civili
Primo passo è presentare denuncia-querela alle Autorità Competenti: presentandomi personalmente presso un presidio delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, ecc.); se ho subito violenza fisica (aggressioni e lesioni fisiche), presentandomi in Ospedale presso il pronto soccorso, dove gli stessi sanitari allerteranno le Forze di Polizia; delegando un avvocato a sporgere denuncia; telefonando direttamente al 112, 113; presentandomi presso i Servizi Sociali territoriali; presentandomi presso i CAV (Centri Anti-violenza); chiamando il numero 1522 (numero Anti Violenza e Stalking).
Contestualmente alla denuncia-querela è possibile altresì presentare istanze affinché il Pubblico Ministero applichi una misura cautelare a salvaguardia della vittima come ad esempio la misura dell’allontanamento dalla casa familiare.
Sotto il profilo civilistico, se la violenza si riversa contro i figli ed è causa di pregiudizio per i medesimi, si possono chiedere provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale (ad esempio la decadenza dalla responsabilità genitoriale sui figli (art. 330 c.c.); i provvedimenti di cui all’art. art 333 c.c. Condotta del genitore pregiudizievole ai figli”; i provvedimenti ex art. art. 337-ter c.c. in tema di affido esclusivo).
Se invece la violenza si riversa nei confronti del coniuge, il coniuge potrà iniziare le procedure per la separazione o per il divorzio con richiesta di addebito nei confronti del coniuge abusante.
Ulteriore strumento, sempre in sede civile, che può essere utilizzato dalla vittima di violenza è disciplinato dagli artt. 473 bis.69 c.p.c. e seguenti; che dispone l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge o del convivente che ha tenuto una condotta di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altra coniuge o convivente prescrivendogli altresì, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal beneficiario dell’ordine di protezione, come il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine o il domicilio di altri prossimi congiunti oppure i luoghi di istruzione dei figli della coppia.
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