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Associazioni Sportive Dilettantistiche: problemi e soluzioni giuridiche

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L’attività sportiva dilettantistica per esprimersi ha bisogno di modelli organizzativi: quello più utilizzato è quello associativo.
L’associazione, infatti, viene utilizzata sia per le attività di organizzazione e normazione tecnica (federazioni sportive) sia per l’attività divulgativa delle competizioni aventi carattere agonistico (società ed associazioni dilettantistiche federali).

Il dilettantismo, per diverso tempo, non ha suscitato molto interesse da parte del legislatore, è proprio per questo motivo che la disciplina legislativa dell’attività sportiva dilettantistica ha origini recenti ed è caratterizzata da un accentuato tecnicismo procedimentale.
Infatti, più che individuare i principi generali e le finalità del fenomeno, si limita a prevedere le forme organizzative e le connesse regole procedimentali da seguire per la loro costituzione.
Il primo intervento legislativo nella materia è quello relativo alla Legge 289/2002 così come modificata dalla Legge 128/2004.
In Italia il 95% delle società sportive dilettantistiche assume le vesti di ASD; i motivi di questa scelta sono la maggiore semplificazione ed economicità nelle fasi di costituzione e di gestione e i maggiori vantaggi fiscali.

Capita però molto spesso che si verifichino problematiche nell’ambito di un’associazione sportiva dilettantistica o di un qualsiasi ente no profit, relativamente alla conduzione del consiglio direttivo, dell’assemblea dei soci, la gestione e l’organizzazione delle attività, la responsabilità patrimoniale e civile degli amministratori, dimissioni di soci o consiglieri, mancato rispetto della normativa legale e fiscale sugli enti no profit e delle previsioni dello statuto associativo.

Esaminiamo quali possono essere i riferimenti per trovare una soluzione a tali problematiche che affliggono le ASD.
Per prima cosa è necessario riferirsi alla legislazione del Codice Civile; tutti gli enti associativi no profit, infatti, sono disciplinati dagli artt. 14 - 42 del Codice Civile.
Tale normativa regola il contenuto minimo dell’atto costitutivo e dello statuto, la responsabilità degli amministratori, la gestione dell’assemblea e la validità delle deliberazioni, il recesso e l’esclusione degli associati, la liquidazione dell’ente e la devoluzione dei beni, la gestione del fondo comune.

Per quanto riguarda la normativa fiscale generale sugli enti non commerciali è riportata negli artt. 143 - 150 del T.U.I.R., che disciplina le modalità di determinazione dei redditi, il regime fiscale forfetario, individua e delimita l’attività non commerciale, stabilisce le agevolazioni fiscali e i presupposti per la loro applicazione, la perdita della qualifica di ente non commerciale.

Alcuni tipi di enti non commerciali sono inoltre disciplinati da specifiche normative: le associazioni onlus sono regolate dal Dlg. 1997 n. 460, le associazioni sportive dilettantistiche sono disciplinate dall'articolo 90 della Legge 289/2002, le associazioni di promozione sociale sono regolate dalla Legge n. 383 del 2000, le associazioni di volontariato sono disciplinate dalla Legge n. 266 del 1991.

Altra fonte d’informazione per risolvere eventuali problematiche sono l’atto costitutivo e lo statuto dell’associazione. Se ben fatti questi documenti regolano la gestione dell’assemblea e del consiglio direttivo, delimitano i poteri degli organi associativi, l’uso del patrimonio, i diritti e i doveri dei soci ecc.
Altro documento utile può essere il regolamento, che può prevedere previsioni più dettagliate per gestite determinate fasi della vita associativa.

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