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Crocifisso a scuola e insegnanti contrari

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L’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche è un tema ormai dibattuto a livello nazionale, con l’opinione pubblica che si divide tra coloro che sostengono l’importanza del simbolo, per crescere nella cristianità e nelle tradizioni del nostro Paese, e tra coloro che sostengono la laicità dello Stato ed esprimono pareri dubbiosi in merito all’esposizione poiché ingiusto nei confronti delle minoranze presenti.


Le prime leggi che disciplinano l’uso del crocifisso nelle aule scolastiche risalgono al periodo fascista, quando con l’articolo 118 del Regio Decreto n. 965 del 1924 si stabilisce l’obbligo di presenza del crocefisso nelle scuole primarie e secondarie di primo grado.
La discussione in merito alla presenza o al divieto di affissione del crocefisso è perciò recente, frutto probabilmente di una tendenza europea alla secolarizzazione e di un crescente numero di fedi che si diffondono nel nostro Continente; si pone perciò in risalto il principio di laicizzazione dello Stato e di indipendenza degli organi statali dalla Chiesa con alta tutela delle minoranze presenti nel nostro Paese.

Professore toglie il crocifisso dall'aula durante la lezione

Nel 2009 succede che un docente di lettere di fede diversa dal cristianesimo decide di togliere il crocefisso all’inizio della sua ora di lezione e di affiggerlo nuovamente al termine di essa; la decisione presa dall’insegnante suscita però numerosi dubbi e proteste tra i genitori degli alunni interessati, per giungere infine alla decisione dirigenziale di sospendere il docente per trenta giorni, impugnata dal docente in vari gradi di giudizio.

Nel 2014 la vicenda si conclude con il respingimento del ricorso dell’insegnante da parte della Corte d’Appello, evidenziando l’importanza del simbolo per la tradizione italiana e non trovandone fonte di discriminazione tra cristiani e individui di fede diversa.

La questione del crocefisso e della sospensione del docente di lettere è stata poi molto dibattuta e contestata fino a giungere davanti alla Corte di Cassazione che nel 2021 si è pronunciata con la sentenza n. 24414 dichiarando che in virtù della salvaguardia delle libertà religiose nelle aule delle scuole pubbliche, non è consentita l’affissione obbligatoria del crocefisso.

Crocifisso esposto in aula: decide la scuola

La decisione ultima è perciò nelle mani della scuola che detiene il compito di trovare un ragionevole accomodamento tra posizioni difformi, la scuola deve quindi impegnarsi a rispettare la tradizione e la cultura dello Stato italiano garantendo comunque il principio di laicità e di libertà di religione.

Allargando la questione ad una visione comunitaria, nel 2009 la Corte Europea per i diritti dell’uomo condanna l’Italia, poiché il crocifisso è violazione della libertà di educare i figli secondo le proprie convinzioni, tuttavia nel 2011 la Grande Camera di Strasburgo ribalta il giudizio della Corte e sottolinea come il crocefisso non è un elemento di “indottrinamento” e non comporta la violazione dei diritti umani.

In conclusione quindi se da una parte si condanna il docente per il comportamento contrario al rispetto della cultura italiana non si legittima la decisione della scuola nella sospensione dall’attività curriculare poiché l’istituto non ha cercato un giusto compromesso tra le richieste del docente e le risposte della scuola.

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