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Alienazione parentale: definitivo addio dalle aule giudiziarie

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Con l'ordinanza della Cassazione n. 286/2022 depositata in data odierna e destinata a diventare una sentenza storica in diritto di famiglia, la Suprema Corte ha nuovamente, e si auspica, definitivamente dichiarato illegittimo qualsiasi richiamo alla sindrome da alienazione parentale.
Questa teoria ha visto la luce nel 1985, a opera dello psichiatra americano Richard Garner, secondo il quale il genitore "alienante", con l'uso continuo di espressioni denigratorie riferite all'altro genitore, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio, violenza o abuso, riuscirebbe a costruire una sorta di realtà virtuale familiare di terrore e vessazione, la quale genera nei figli profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore "alienato".
Insomma si porrebbe in atto una sorta di plagio nei confronti dei minori, per allontanare definitivamente il genitore "alienato".


In diversi casi, sia i giudici che i servizi sociali, vi hanno fatto riferimento per motivare l'allontanamento dei figli dal genitore ritenuto "colpevole" del plagio.

La PAS: sindrome da alienazione parentale

Nonostante questi utilizzi, tale sindrome non è mai stata riconosciuta come un disturbo mentale dalla comunità scientifica e non è mai stata inserita nel DSM, cioè il manuale per disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella clinica che nella ricerca, in ragione della sua ascientificità già evidenziata dal 1996 per assenza di dati a sostegno.

Si sottolinea, inoltre, che la stessa Corte di Cassazione si è più volte pronunciata in materia, se e solo rigettando la teoria: nel 2019, con la sentenza n. 13274, aveva stabilito che l’affido esclusivo di un minore a un genitore non poteva essere basato soltanto su una diagnosi di PAS.
E due anni dopo si era espressa la procura generale presso la Corte di Cassazione, definendo incostituzionale la sindrome di alienazione genitoriale nel caso di un bambino allontanato dalla madre e collocato in casa famiglia, dopo che la donna aveva sporto denuncia per violenza domestica.

Anche il Parlamento Europeo, nell'ottobre 2021, aveva votato una risoluzione urgente condannando "l’uso, l’affermazione e l’accettazione di teorie e concetti non scientifici nei casi di affidamento di minori, che puniscono le madri che tentano di denunciare abusi o violenza di genere, impedendo loro di ottenere l’affidamento o limitandone i diritti genitoriali.

Con la recentissima ordinanza n. 286/2022 la Cassazione sembra aver bocciato definitivamente la PAS o sindrome da alienazione parentale.

Il caso di Laura Massaro

Il caso preso in esame è quello di Laura Massaro, madre vittima di violenza ad opera dell'ex compagno, che da 9 anni è in causa per evitare che le venga sottratto suo figlio ormai 12enne.

La Cassazione ha totalmente ribaltato la decisione del Tribunale di merito che aveva disposto l'allontanamento del bambino, la decadenza della responsabilità genitoriale e l'interruzione dei rapporti tra mamma e figlio.

Nella sua decisione, la Corte ribadisce che "il richiamo alla sindrome d'alienazione parentale e ad ogni suo, più o meno evidente, anche inconsapevole, corollario, non può dirsi legittimo, costituendo il fondamento pseudoscientifico di provvedimenti gravemente incisivi sulla vita dei minori, in ordine alla decadenza dalla responsabilità genitoriale della madre" e continua sottolineando che la decisione della Corte d'Appello "ha inteso realizzare il diritto alla bigenitorialità rimuovendo la figura genitoriale della madre e ciò sulla base di apodittiche motivazioni che richiamano le consulenze tecniche, tutte volte all'accertamento dell'alienazione parentale, nonostante la stessa sia notoriamente un costrutto ascientifico".

Per quanto il diritto alla bigenitorialità sia un punto fondamentale all'interno del diritto di famiglia, il medesimo non può essere fatto valere nell'assoluta indifferenza in ordine alle conseguenze che si avrebbero nella vita del minore, il quale, nel caso concreto, avrebbe visto eliminarsi qualsiasi rapporto con la figura materna, con la quale ha sempre convissuto felicemente, coltivando serenamente i propri interessi di bambino.

L'ascolto del minore nel procedimento di affidamento

Altro punto di assoluta rilevanza all'interno del provvedimento della Cassazione riguarda il fatto di aver ritenuto nullo il provvedimento dell'autorità giudiziaria di merito per non aver proceduto all'ascolto del minore.

Gli Ermellini ribadiscono infatti che "in tema di affidamento dei figli minori l'ascolto del minore infra dodicenne capace di discernimento costituisce adempimento previsto a pena di nullità, atteso che è espressamente destinato a raccogliere le sue opinioni e a valutare i suoi bisogni".

La Corte previsa inoltre che "tale adempimento non può essere sostituito dalle risultanze di una consulenza tecnica d'ufficio, la quale adempie alla diversa esigenza di fornire al giudice altri strumenti di valutazione per individuare la soluzione più confacente al suo interesse".

Per approfondire leggi anche:

La sindrome da alienazione parentale

Il genitore che si disinteressa del figlio: il danno da privazione genitoriale

Escludere l'ex dalla vita del figlio? E' causa di inidoneità genitoriale

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