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Escludere l'ex dalla vita del figlio? E' causa di inidoneità genitoriale

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L'alienazione parentale è un fenomeno realizzato attraverso i comportamenti, messi in atto da un genitore (alienante), di allontanamento morale e materiale dei figli dall'altro genitore (alienato)”.
E' questa la definizione di 'alienazione parentale' fornita dal Ministro Speranza in occasione della recente interrogazione parlamentare del 29 maggio 2020.


Quella del rapporto tra i figli e il genitore non affidatario è un tema particolarmente attuale e frequentemente accertato nelle aule dei tribunali.

Proprio negli ultimi anni la giurisprudenza, parallelamente alla comunità scientifica, si è imbattuta nello studio di questo meccanismo patologico, che tende tipicamente a presentarsi proprio nel rapporto intercorrente tra i genitori separati e i figli della coppia.

Infatti, nei giudizi che hanno ad oggetto l'affidamento dei minori a uno solo dei genitori, capita di accertare che il genitore affidatario adotti comportamenti tali da creare un allontanamento fisico e emotivo tra la prole e l'altro genitore.

Una dinamica di questo genere è pericolosa principalmente per lo sviluppo psicofisico dei bambini, perchè le condotte del genitore affidatario risultano da una parte squalificanti per la figura del genitore non affidatario e d'altra parte inibiscono la libertà di pensiero dei figli.

I giudici italiani hanno iniziato a occuparsi di simili fattispecie in seguito alla riforma del diritto di famiglia contenuta nel decreto n. 154 del 2013; grazie a questo intervento legislativo, che ha introdotto l'istituto della responsabilità genitoriale in luogo della precedente potestà, è stato posto un maggior rilievo al cosiddetto “fare genitoriale”, cioè alle condotte attive poste in essere dal genitore, non più solo alle condotte omissive del padre e della madre; l'obiettivo perseguito con la riforma consiste nel garantire e tutelare il diritto dei figli alla bigenitorialità, cioè alla realizzazione di un rapporto equo e costruttivo con entrambi i genitori.

In particolare la Cassazione si è espressa sul tema una prima volta nel 2016, con la sentenza n. 6919, laddove ha affermato che “tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l'altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena”.

Analogamente, in un'ordinanza dell'anno successivo, la n. 21215/2017, la medesima Corte ha deciso per l'affidamento esclusivo al padre “in quanto la madre ha posto in essere dei comportamenti alienanti in violazione del diritto alla bigenitorialità”.

Da ultimo è intervenuto proprio quest'anno il provvedimento n. 9143/2020: sempre gli stessi giudici, nell'ottica di favorire il recupero del rapporto tra i figli e il genitore allontanato, hanno disposto il collocamento del figlio con il padre presso una comunità, per consentire al minore di evitare il condizionamento psicologico della madre e per offrire al padre l'opportunità di superare problematiche che necessitano di un intervento psicoterapico.

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