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Genitori e figli minori: quando intervengono gli assistenti sociali?

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Accade spesso in Italia che molte famiglie vivano situazioni di difficoltà e non riescano ad occuparsi dei figli a causa per esempio della perdita della casa, della perdita del lavoro e di conseguenza della perdita del denaro utile a sfamare la prole; in questi casi, a tutela del supremo interesse del minore si assiste all'intervento dei servizi sociali 


Cerchiamo di comprendere quando e come gli assistenti sociali allontanano i bambini dai propri genitori.

Quando gli assistenti sociali tolgono i figli

Per togliere un figlio ai propri genitori per l’assistente sociale non è sufficiente la condizione di povertà della famiglia, ma deve accertare che sussista un degrado tale che possa sfociare in una situazione di:
1) trascuratezza fisica o malnutrizione;
2) maltrattamenti o violenza fisica o morale;
3) pericolo a causa di genitori drogati, alcolisti o che si prostituiscono;
4) incapacità del genitore di rispondere ai bisogni del bambino.


Figli tolti dagli assistenti sociali: a chi vengono affidati?

Quando la famiglia non è in grado di prendersi cura del figlio minore relativamente al suo mantenimento, alla sua educazione e alla sua istruzione, il Giudice, a tutela dell'interesse del minore, dispone che il bambino venga affidato:
1) a un’altra famiglia;
2) a una persona singola;
3) a una comunità di tipo familiare;
4) a un istituto di assistenza pubblica o privata.

5) a un curatore speciale del minore che tuteli al meglio i suoi interessi


Qual è l’iter da seguire per togliere i figli?

Per cercare di comprendere al meglio l’iter partiamo da un esempio.

“Tizio nota che Caio, suo vicino di casa, è solito abbandonare sua figlia di 5 anni per giorni e sente spesso la bambina urlare perché ha fame”.
Nel caso di specie Tizio può segnalare ai servizi sociali la situazione, i quali, prima di togliere il figlio ai genitori, effettuano una serie di indagini anche al fine di dare un supporto alla famiglia e evitare che il minore vada in affido familiare.

La segnalazione è obbligatoria quando:
1) un minore è in stato di abbandono;
2) un minore è cresciuto in locali insalubri o pericolosi;
3) un minore esercita la prostituzione;
4) un minore straniero, privo di assistenza in Italia, è vittima dei reati di prostituzione e pornografia minorile o di tratta e commercio;
5) vi è una proroga di affidamento familiare o un collocamento in comunità o in istituto, oltre il termine stabilito o per anticiparne la cessazione.

Nella segnalazione è necessario indicare le generalità del minore, elementi concreti da cui si evince lo stato di abbandono, le fonti di prova a sostegno della situazione di difficoltà e eventuali interventi già effettuati dai servizi sociali.

Cosa succede dopo che i figli sono stati portati via dagli assistenti sociali?

Una volta allontanato il minore, gli assistenti sociale devono controllare la situazione, darne comunicazione al Tribunale periodicamente e devono offrire consulenza e sostegno alla famiglia affidataria, la quale dovrà mantenere, educare ed istruire il minore in attesa che la famiglia di origine superi la situazione di difficoltà.
Durante il periodo di affido del bambino lo stesso mantiene i contatti con la propria famiglia di origine

Quando i figli possono tornare dai genitori?

L’affido familiare è un rimedio temporaneo e provvisorio avente l’obiettivo di favorire il reinserimento del minore nella propria famiglia di origine, una volta superata la situazione di difficoltà.
Solitamente, il minore rimane in affidamento per un periodo non superiore ai 24 mesi, al termine del quale potrà fare ritorno presso il proprio nucleo familiare.

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